I romanzi da leggere per la futura II D

Ecco la lista dei romanzi da leggere quest’estate:

 

primo gruppo:

“I miserabili” (V. Hugo) —> Parodi

“Anna Karenina” (L. Tolstoj) —-> Ferrero

“I tre moschettieri” (A. Dumas) —-> Persico

“Il conte di Montecristo” (A. Dumas) —-> Bracco

“Vent’anni dopo” (A. Dumas) —-> Vettori

 

secondo gruppo:

“Notre Dame” (V. Hugo) —-> Ghiso

“Il visconte di Bragelonne” (A. Dumas) —–> Deplano

“Piccolo mondo antico” (A. Fogazzaro) —-> Siria

“Il rosso e il nero” (Stendhal) —-> Capuzzi

“Mastro Don Gesualdo” (G. Verga) —-> Metrano

 

terzo gruppo:

“Oliver Twist” (C. Dickens) —-> Cialfi

“Orgoglio e pregiudizio” (J. Austin) —-> Cairo

“La bottega dell’antiquario” (C. Dickens) —-> Laviosa

“Madame Bovary” (Flaubert) —-> Briano

“Il marito di Elena” (G. Verga) —-> Intili

quarto gruppo:

“Il giardino dei Finzi-Contini” (G. Bassani) —-> Pau

“La bestia umana” (E. Zola) —-> Pons

“Il deserto dei Tartari” (D. Buzzati) —-> Romano

“L’esclusa” (L. Pirandello) —> Pollero

“Il turno” (L: Pirandello) —-> Santi

quinto gruppo:

“Eugénie Grandet” (H. de Balzac) —-> Scaglia

“Emma” (J. Austin) —-> Rigo

“Il ritratto di Dorian Gray” (O. Wilde) —-> Acquarone

“Tre uomini in barca” (J.K. Jerome) —> Rabellino

“La signora delle Camelie” (A. Dumas) —–> Galli

“La donna della domenica” (Fruttero-Lucentini) —-> Canneva

Published in: on June 25, 2014 at 7:35 pm  Leave a Comment  

Compiti delle vacanze per la futura II D

Anche se non ci credete, siete già in seconda. Per cui i compiti delle vacanze sono necessari, anzi buoni e giusti. E voi li farete tutti: altrimenti, rischierete la vostra simpatica vita al vostro ritorno!

A coloro che non li faranno, infatti, succederà di ascoltare tutta la discografia di Gigi D’Alessio all’incontrario alla ricerca di messaggi subliminali.

Dopo il salto, le belle notizie.

(more…)

Published in: on June 14, 2014 at 6:57 pm  Leave a Comment  

L’uomo col problema

Con ottusa curiosità stava a guardare la folla che si adunava giù in fondo, sul marciapiede. Era diventata un mare brulicante di facce voltate in su, e cresceva rapidamente di grandezza, dilagando in strada. Altra gente accorreva, movendosi con agilità di insetto, attirata dal grosso come da un flusso magnetico. Il traffico cominciava a ingolfarsi, in una cacofonia di clacson frenetici. Dal ventiseiesimo piano ogni cosa appariva minuta e misteriosa e incredibile. I suoni gli giungevano debolissimi, ma si avvertiva, inconfondibile, l’eccitazione.
Poco badava ai volti spaventati e ansimanti che sporgevano a tratti dalla finestra a guardare, a supplicare. Prima era stato un fattorino, che lo fissava con aria di disapprovazione, arricciando il naso; poi il ragazzo dell’ascensore: con voce dura, raschiosa, gli aveva chiesto cosa stava succedendo.
Lui guardò in faccia il ragazzo dell’ascensore. “Tu cosa credi che succeda?”, gli chiese calmo.
“Vuoi buttarti?”, chiese il ragazzo, perplesso.
“Vattene”, disse l’uomo sul cornicione, con voce rabbiosa, e guardò la strada, giù sotto. Il traffico continuava tranquillo, indisturbato; ancora non l’avevano visto.
“Un salto così, e mica ne tiri fuori le gambe, sai?”, brontolò il ragazzo dell’ascensore ritirando il capo.
Un attimo dopo comparve alla finestra la testa del vice-direttore: attorno al suo viso, distinto, ben rasato, un po’ sdegnato, svolazzavano le tendine.
“Mi scusi”, disse il vice-direttore.
Con la mano l’uomo gli fece segno di andarsene.
“Lei sta per fare una grossa sciocchezza”, disse il vice-direttore, sicuro del rigore logico della sua affermazione.
Alla fine comparve anche il direttore, un viso arrossato, pingue: prima guardò giù, poi in alto, l’uomo ritto sul cornicione, e per un attimo lo stette a scrutare.
“Cosa fa costà?”, chiese il direttore.
“Mi butto”.
“Ma lei chi è? Come si chiama?”.
“Carl Adams. E il motivo che mi spinge a farlo non la riguarda”.
“Pensi a quello che fa, amico”, disse il direttore, col doppio mento che gli tremolava, e il viso più rosso che mai, per lo sforzo di sporgersi dalla finestra.
“Ci ho già pensato. Ora se ne vada e mi lasci solo”.
Il cornicione era stretto, un quaranta centimetri di larghezza. L’uomo stava fra due finestre, ma non era possibile raggiungerlo, né da destra né da sinistra. Teneva la schiena al muro, e il sole lo investiva in pieno.
Aveva lasciato dentro la giacca. Aveva la camicia bianca aperta sulla gola, e pareva proprio un uomo pronto alla pena capitale.
Una dopo l’altra, parecchie teste s’affacciarono alla finestra. Gli parlavano con voce tranquilla, chiamandolo signor Adams. Alcuni cercarono di blandirlo, quasi si fossero già convinti di aver a che fare con un pazzo. Dissero anche chi erano: un medico, diversi impiegati dell’albergo, un sacerdote.
“Perché non vieni qua, e ne parliamo?”, disse cortesemente il sacerdote.
“Non c’è proprio niente da dire”, rispose Adams.
“Vuoi che venga costà, e che ti aiuti a rientrare?”.
“Se lei, o un altro, viene qua”, rispose Adams secco secco, “vi assicuro che mi butto”.
“Non ci puoi raccontare qual è il tuo problema?”.
“No”.
“Ma allora come possiamo aiutarti?”.
“Infatti non potete. Andate via”.
Per un poco nessuno venne più alla finestra. Poi comparve la testa di un poliziotto, che lo guardò un momento, uno sguardo quasi cinico.
“Salve, amico”, disse il poliziotto.
Adams lo guardava, come studiandone il viso. “Che cosa vuole?”, chiese.
“Mi han chiamato, da sotto. Han detto che un tale minacciava di fare il tuffo. Non hai mica intenzione di buttarti, vero?”.
“Sì”.
“Ma perché vuoi fare una cosa simile?”.
“È nel mio carattere, mi piacciono le scene clamorose”.
“Eh, veramente ce l’hai il senso del comico”, disse il poliziotto. Spinse il berretto all’indietro, e si mise a sedere sul davanzale della finestra, le gambe in fuori. “Bello, qui. Vuoi una sigaretta?”.
“No”, rispose Adams.
Il poliziotto batté il pacchetto sulla mano, per farne uscire una sigaretta, e la accese. Tirò una gran boccata, e buttò fuori il fumo nella luce del sole; il vento lo portò subito via. “È una bella giornata, vero?”.
“Bella giornata per morire”, disse Adams, guardandolo.
“Sei piuttosto tetro, amico. Hai famiglia?”.
“No. E lei?”.
“Io ho moglie”.
“E io nessuno”.
“Male. Molto male”.
“Sì”, fece Adams. Non è passato molto tempo da quando avevo famiglia, pensò. Anzi, è stato ieri. Al mattino era uscito di casa per andare al lavoro, e Karen gli aveva detto ciao sulla porta (non baciato, no, come al solito; ormai il loro era un matrimonio senza baci, ma lei era pur sempre sua moglie, ed egli amava lei soltanto, allora e per sempre, non le avrebbe mai concesso il divorzio, e non cedeva su questo punto, nemmeno quando lei disse che un giorno o l’altro l’avrebbe piantato). E poi era rincasato alle sei di sera e non c’era più moglie, né amore, niente, solo il flacone vuoto del sonnifero e il biglietto e la casa nel silenzio… e il corpo di Karen steso sul divano.
Aveva lasciato il biglietto sul cuscino. Era scritto chiaro, ponderato, con tutte le spiegazioni. Steve le aveva detto che non poteva fuggire con lei. Steve l’aveva ingannata. (Era scoperto, così, esplicito, brusco: le bastava dire Steve, sicura che lui avrebbe capito – perché lo sapeva da mesi, ormai. Una volta persino li aveva visti assieme in un locale lì dei paraggi. Lei non aveva mai cercato di nascondergli nulla, di tutta la storia. Gli aveva detto che il matrimonio era finito, e gli parlava liberamente di Steve).
Quella notte era uscito a passeggio per le strade fin dopo mezzanotte, era rincasato e s’era messo a dormire. Al mattino, svegliandosi, aveva capito immediatamente di aver deciso, che avrebbe fatto proprio quel che ora stava progettando. A piedi aveva raggiunto quella zona della città, era entrato in un albergo, aveva chiesto una camera agli ultimi piani. E sapeva anche che quanto sarebbe successo dopo, sarebbe successo in modo naturale, come una cosa normalissima.
Le strade eran nere di gente adesso, gente che guardava a bocca aperta, spinta da una malsana curiosità. La polizia aveva respinto la folla, formando uno spiazzo sgombro proprio sotto di lui, nel caso che decidesse di buttarsi. Vedeva i pompieri con il tendone, che pareva una frittella nera, con un cerchio rosso al centro; ma lui sapeva che non poteva servire a nulla, con un corpo che precipita dal ventiseiesimo piano. Per i suoi ipotetici salvatori non c’era modo di raggiungerlo. Le scale da incendio non arrivavano a quell’altezza. Sopra di lui un cornicione che sporgeva proprio dal tetto impediva ogni tentativo da quella parte.
“È una cosa inutile, insensata”, gli stava dicendo un uomo, che sporgeva il capo dalla finestra.
“Lo dice lei”, rispose Adams.
“Senta, io sono medico”, aggiunse subito l’uomo. “Posso aiutarla”.
“Mi porta al manicomio?”.
“Niente manicomio, signor Adams. Glielo prometto”.
“Ormai è tardi”.
“Se lei salta, allora sì che è troppo tardi. Per adesso c’è tempo”.
“Fa meglio ad andarsene, a badare a chi ha bisogno, dottore. Io di lei non ho bisogno”.
Il medico disparve. Adams guardava con occhio critico la folla sottostante. Aveva di già una strana, singolare sensazione di distacco, perché la vicinanza della morte aveva creato un solco fra lui e gli altri uomini. Era diverso adesso, distaccato e solo. E tutta quella gente, di sotto, aspettava, aspettava. Avran qualcosa da vedere, pensava lui. E tutti quegli uomini nella stanza, li sentiva chiacchierare, far progetti, escogitare il modo per convincerlo; chissà, forse telefonavano d’urgenza a qualche specialista per paranoici.
Volse lo sguardo; un viso era affacciato alla finestra, lo fissava. Di nuovo il sacerdote; un viso tondo, preoccupato, onesto.
“Posso far qualcosa per te?”, chiese il sacerdote.
“No”.
“Non vuoi per caso rientrare?”.
“Lei spreca il suo tempo, padre”.
“Non spreco il mio tempo”.
“Vuoi che ti lasciamo solo per rifletterci?”.
“Fate come vi pare”.
La testa del sacerdote scomparve. Era di nuovo solo. Guardava la folla, con negli occhi una punta di divertimento. L’altezza non gli dava più fastidio come quando s’era avventurato sul cornicione. Si sentiva stretto agli edifici che lo circondavano.
Si chiese che complessi metodi di salvataggio avessero in mente. Funi, scale, teloni, sedie sospese. Dovevan stare molto attenti, ne era convinto, perché non potevano esser certi delle sue condizioni mentali.
Ricomparve il poliziotto. Adams già lo sapeva. Al poliziotto infatti egli aveva reagito meglio che ad altri, perciò avrebbe tentato ancora.
“Lo sai, Adams”, disse l”agente, sedendosi sul davanzale, e con aria indifferente, “che in un certo senso mi fai un favore?”.
“Come sarebbe?”.
“Ecco, di solito a quest’ora io debbo star laggiù a dirigere il traffico. Ma per via di te eccomi quassù, a non far nulla”.
“Davvero?”.
“Davvero”.
“Ma è lo stesso, che stia qui. Tanto, il traffico si è fermato”.
Il poliziotto si mise a ridere. “Hai ragione”, disse. “Quella gente laggiù”, la indicò, “aspetta che tu ti butti. Già pregustano la scena”.
Adams lo guardò: “Pregustano la scena?”.
“Ma certo. Ormai son certi che tu stai per buttarti, e ti voglion vedere. Hai intenzione di deluderli?”.
Adams guardò sotto, scorrendo con l’occhio sulla folla assiepata, per parecchi isolati.
“Da qui non li senti”, disse il poliziotto, “ma ti gridano di saltare”.
“Davvero?”.
“Sì sì. Per loro è un tuo dovere, dopo che li hai fatti attendere un pomeriggio intero”.
“Son come un branco di lupi affamati”, disse Adams.
“Proprio così. E perché rinunciare alla vita solo per dare un brivido a quella gente?”. Il poliziotto guardava Adams in faccia, e gli parve di scorgervi un segno di indecisione. “Vieni, rientra”, disse, con voce bassa, carezzevole. “Mandali tutti al diavolo, quelli laggiù”.
“Forse ha ragione”, disse Adams.
“Ma certo”.
Adams si mosse, distaccò un attimo la schiena dal muro, poi si appoggiò ancora, coprendosi gli occhi.
“Che ti succede?”, chiese il poliziotto.
“Mi gira un po’ la testa. Forse è meglio che lei mi dia una mano”.
Il poliziotto guardò oltre la strada, c’erano fotografi sul tetto, con le macchine puntate. Ottima fotografia per i giornali del mattino.
“Va bene”, disse il poliziotto. “Aspettami”.
La folla mandò un ruggito di spavento e di brivido, quando vide il poliziotto che usciva dalla finestra e si tirava in piedi sul cornicione, a pochi palmi dall’uomo immobile in camicia bianca. Lo videro avanzare pian piano, tendendo la mano, attento.
Adams tese la sua verso la mano del poliziotto.
“Sapevo che alla fine saresti venuto”, disse Adams. “Ecco perché ho scelto questo posto”.
“Cosa?”, chiese il poliziotto, cercando di tenersi in equilibrio sullo stretto cornicione.
“Io non mi chiamo Adams, Steve. Karen è mia moglie. Lo sai che ieri notte si…”.
Il terrore si disegnò sul viso del poliziotto, che cercava di ritrarsi, ma aveva la mano serrata nella mano dell’uomo, e poi ci fu uno strattone improvviso, una spinta, una torsione tremenda, e mentre cominciava a precipitare dolcemente nel vuoto, giù verso il ruggito crescente della folla, l’ultima cosa di cui ebbe coscienza fu la mano salda, dura, che serrava la sua come una morsa.

Published in: on June 14, 2014 at 6:51 pm  Comments (1)  

Commento alla costituzione (primi 54 articoli)

Et voilà il commento etc.

Educazione civica

Published in: on May 13, 2014 at 4:15 pm  Leave a Comment  

Nuova prova d’esame per la VH

Ecco il link da dove scaricare la nuova prova d’esame.

Prova d’esame 8

Published in: on April 12, 2014 at 11:20 pm  Leave a Comment  

Africa, lavoro di cartografia

Qui il lavoro cartografico sull’Africa:

Africa — per gli alunni

Published in: on April 7, 2014 at 5:09 pm  Leave a Comment  

Venghino, siore, Venghino! Saggi breviiiii, saggi breviiiii, prove d’esameeeee…

Donne, è arrivato l’arrotino. Arrota saggelli, articolini, articoli da cronaca, saggelli da prosciutto! Donne, è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio; aggiustiamo i temi mal fatti. Ripariamo articoli e saggi a gasse: abbiamo tutti i pezzi di ricambio per la maturità a gasse. Se avete perdite di gasse, noi le aggiustiamo; se la vostra cucina fa fumo, noi togliamo il fumo della vostra cucina a gasse. Lavoro subito ed immediato, ma anche tra cento giorni cento!

La V H, cui va un augurio per la festa della donna, troverà dopo il salto il link alla prova d’esame cui sarà sottoposta.

(more…)

Published in: on March 7, 2014 at 5:16 pm  Leave a Comment  

Le Americhe

Qui il file che serve alla nostra bisogna.

America settentrional, centrale e meridionale — lavori di gruppo — per i ragazzi senza chiave

Published in: on February 24, 2014 at 8:15 pm  Leave a Comment  

Qualche traccia di commento sull'”Anthologia alimentorum”

Svetonio: Vitellio, nato a Nuceria, è scelto da Galba per comandare l’esercito nella Germania inferiore e diventa popolare. Grasso e zoppo, nonostante si faccia chiamare Germanico come alcuni autorevoli generali prima di lui, è spesso deriso. I suoi comandanti (Cecina Alieno e Fabio Valente) lo proclamano imperatore a Colonia, mentre le truppe orientali acclamano princeps Vespasiano. Il senato accetta la sua salita al potere il 16 aprile del 69, terzo a diventare imperatore in quell’anno. Il suo esercito si comporta piuttosto male nella capitale. Quando le sue truppe sono vinte a Bedriaco (Cremona), vorrebbe abdicare. Tuttavia, di fronte alle resistenze dei suoi soldati, si prende una notte e il giorno dopo ripete il discorso di abdicazione. Siccome, tuttavia, ancora una volta l’esercito si oppone alle sue scelte, decide di attaccare il fratello di Vespasiano, Flavio Sabino, sul Campidoglio: durante la manovra, il tempio di Giove è arso. Intanto, banchetta alla domus Tiberiana. Pentitosi, vuole consegnare il pugnale ai sottoposti, ma nessuno lo prende. Allora lo consegna al tempio della Concordia; mentre è nei dintorni, qualcuno della folla gli grida che lui stesso è la Concordia e allora decide di tenersi l’arma e invia ambasciatori al nemico per trattare la pace. Tuttavia, Vespasiano si avvicina minaccioso a Roma e non ha intenzioni amichevoli. Vitellio si reca così a casa con un cuoco e un pasticciere per partire per la Campania e tornare a casa; a palazzo non c’è più nessuno e l’imperatore, preoccupato, si nasconde in uno sgabuzzino, dove si barrica da solo, mangiando e bevendo fino all’ultimo. Lo trovano il 22 dicembre del 69 ed è ucciso per le vie della capitale.

Apuleio: questo passo è tratto dal libro X delle Metamorfosi. Lucio-asino è venduto al cuoco e al pasticciere di Tiaso di Corinto; per lui è una gran fortuna, perché può mangiare come vuole di nascosto. Tuttavia, i due lo scoprono e il loro padrone lo fa portare nella sua villa, dove l’asino umano dà spettacolo e finge di imparare a sdraiarsi a tavola. Una nobildonna, vedendolo, si innamora di lui e corrompe il suo custode per giacere con lui. Tiaso, allora, gli riserva parte di uno spettacolo a teatro: dovrà unirsi sessualmente ad una donna condannata ad beluas. Lucio teme di essere attaccato dalle altre bestie e allora subito dopo scappa e si ritrova alla fine sulla spiaggia di Cenere, sul golfo Saronico.

Lo spettacolo cui deve dare il suo contributo la bestia umana è evidentemente licenzioso: in teoria, il teatro dovrebbe essere sacro a Dioniso, ma qui l’aspetto religioso s’è perso. Lucio si trova in mezzo all’orrore di un rapporto innaturale, cui l’ha portato la sua curiositas. Il fatto di poter tornare a mangiare e anche ad avere intercorso carnale sembra riavvicinarlo alla sua persa condizione umana, mentre in realtà lo allontana ancora una volta dalla redenzione, visto che egli si ritrova nuovamente a cedere ai propri peggiori istinti (la gola, la lussuria). Il rapporto sessuale cui deve indulgere, nonostante sia una bestia, allude all’episodio mitico che ha come protagonista Pasifae, che giace con un toro, spinta da una irrefrenabile passione di cui è responsabile il dio Poseidone, irritato con il marito di lei, Minosse re di Creta.

Rutilio Namaziano: il passo è celebre per la polemica anti-ebraica: gli Ebrei sono mal considerati perché sono animalia dissocialia (mentre l’uomo antico, secondo l’adagio di Aristotele, dev’essere animale sociale). Cicerone, ai suoi tempi, ricordava che essi costituissero gruppi di opinione e di pressione politica molto omogenei; successivamente, anche lo storico Tacito sostenne che essi odiassero il resto dell’umanità e che fossero solidali solo tra di loro. Alle accuse di scarsa umanità risposero gli scrittori ebrei (in particolare Flavio Giuseppe e Filone di Alessandria), i quali rifiutarono in toto le accuse di misantropia, chiarendo che le leggi ebraiche stimolassero invece ad amare il prossimo.

L’oste incontrato da Rutilio è anche criticato per la sua avidità. Si tratta di un’accusa antica rivolta al popolo ebreo. Nell’Historia Augusta in una lettera a Serviano, l’imperatore Adriano osserva che i Giudei di Alessandria d’Egitto, città assai prospera, adorano il denaro come una sorta di Dio (8, 5-7): “il loro solo Dio è il denaro, e questo i Cristiani, i Giudei e in effetti tutti i popoli adorano”. Tolomeo, geografo del II secolo d.C., sostiene che l’influenza del clima rende gli Ebrei dotati per il commercio e senza scrupoli.

Ammiano Marcellino: il passo di Ammiano parla del popolo barbaro degli Unni, rappresentati spesso dagli storici come il male assoluto, sullo stesso livello di civiltà di animali feroci e di mostri crudeli. Ammiano ne dà una descrizione più equilibrata, ma di certo non positiva: in questo atteggiamento mentale dello storico c’entra anche il clima culturale cambiato, in particolare in virtù dell’avvento del cristianesimo e del suo disprezzo di alcuni tipici valori di Roma, come il coraggio e la semplicità di costumi. Gli Unni, in sostanza, sono un popolo “altro”, diverso anche fisicamente dai Romani. Quando lo storico goto Giordane (che arriva in Italia nel 551) li descrive, essi appaiono ancora come un’orda selvaggia che abita le paludi, tutti poveri, gracili e “non umani”, visto che parlano una lingua disarticolata che non sembra nemmeno tale.

Un particolare attira l’attenzione nel passo di Ammiano: il fatto che gli Unni frollino la carne sotto le selle dei loro cavalli. Quasi tutti gli elementi di questo ritratto sono tuttavia verosimili: questo popolo, proveniente dalle pianure sarmatiche, avevano in effetti la pelle scura e perciò sembravano davvero differenti dagli altri popoli mediterranei; inoltre, le condizioni climatiche avverse avevano loro imposto una vita nomade, sempre a cavallo, alla ricerca di nuovi pascoli. Tra le altre strane abitudini cui indulgevano, c’erano la fasciatura rituale del cranio e del naso per allungarli e l’escoriazione delle guance. Essa aveva ragioni sia estetiche sia igieniche, visto che permetteva l’eliminazione dei bulbi piliferi e perciò riduceva il pericolo di infezione.

Tertulliano: il passo insiste sulla svalutazione del corpo, che deve essere sottoposto a sacrifici e mortificazioni, in nome di una superiore spiritualità. Già nell’antichità, i pitagorici, gli adepiti dell’orfismo e delle religioni misteriche, la filosofia platonica, quella stoica, prima del cristianesimo, avevano deprezzato la materialità e il corpo in nome dell’anima. La religione cristiana aggiunse a sua volta che ciò poteva avvicinare all’unione estatico con Dio: ne emerse la tendenza all’eremitismo, legato a figure di santi come Antonio e Pacomio, che celebrarono la loro vicinanza al Cielo attraverso il disprezzo della socialità corrompente. In ambito moderno, il fenomeno non è solo religioso e riguarda perfino la filosofia di Schopenhauer.

Ambrogio: il De Elia et ieiunio è una delle opere minori di Ambrogio. Si tratta di un sermone scritto all’inizio della Quaresima, tra il 387 e il 390, e concernente la necessità del digiuno che faceva parte della preparazione al battesimo dei cosiddetti competentes, cioé di coloro che aspirano a ricevere la Grazia di Dio. Ambrogio inaugura il periodo di avvento alla Pasqua esortando l’assemblea dei suoi compagni a fare digiuno. In questo contesto, è preso a modello il profeta Elia, del quale si ricorda che avrebbe fatto quaranta giorni di digiuno, ottenendone in cambio diversi benefici.

Secondo la tradizione, Elia, profeta del popolo ebreo sotto il regno di Acab, è l’ultimo fedele al Dio di Abramo: come tale, combatte e vince i profeti di Baal sul monte Carmelo e poi presso il torrente Kison, scaccia i sacerdoti di questa divinità. Tra le altre mirabili sue gesta, egli resuscita il figlio di una vedova di Sarepta; accende una pira bagnata; fuggito sul monte Oreb, un angelo lo nutre e qui egli parla direttamente con Dio. Sceglie come erede Eliseo. Infine, è rapito in cielo su un carro di fuoco.

Ambrogio allude naturalmente al fatto che anche i fedeli avrebbero avuto gli stessi vantaggi di Elia: se egli, infatti, resuscita un bambino, allo stesso modo i competentes torneranno alla vera vita; se egli fa venire già il fuoco dal cielo, i competentes avranno le Scritture dal Cielo; se lui sale fino a Dio su un carro, così i competentes potranno assistere ai santi Misteri. Successivamente, Ambrogio parla male delle abitudini festaiole dell’élite di Milano, mentre Elia esorta piuttosto a dividere il pane con chi è affamato, a portare nella propria casa chi è indigente e a coprire chi è senza vestiti. Il digiuno, nell’ottica del Santo, diviene uno strumento per realizzare la giustizia nel mondo. Nel finale, esorta così i competentes ad essere atleti lottatori del cristianesimo, a seguire la propria fede con rigore e disciplina e quindi ad astenersi anche dal sesso. Ambrogio riconosce che una tale condotta di vita è particolarmente dura, ma invita a perseverare, perché “il caldo è severo, ma la vittoria è dolce”.

Published in: on February 20, 2014 at 6:17 pm  Leave a Comment  

Distribuzione delle ricerche di geografia

Ecco la distribuzione delle ricerche di geografia:

Ucraina — il pysanky, il primo uovo di Pasqua

Polonia — le “Polacche” di Chopin (METRANO)

Romania — la storia di Vlad Tepes (CANNEVA)

Paesi Bassi — i Polder (GALLI)
Kazakistan — il qyz quu (battaglia fra sessi a cavallo)

Grecia — lo sport della maratona (BRIANO)

Portogallo — il miracolo di Ourique (RABELLINO)

Belgio — Tintin (CAPUZZI)

Rep. Ceca — la birra

Ungheria — i csikós (i cavallerizzi magiari) (PARODI)

Bielorussia — i funghi

Svezia — i Nobel (GHISO)

Azerbaigian — Tempio di Ateshgah (SCAGLIA)

Austria — la torta Sacher (ACQUARONE)

Svizzera — la tradizione degli orologi

Bulgaria — Valle delle rose

Serbia — Nikola Tesla

Danimarca — La sirenetta (POLLERO)

Slovacchia — il pozzo dell’amore nel castello di Trencin (ROMANO)

Finlandia — l’aurora boreale (CAIRO)

Norvegia — i Troll (DEPLANO)
Irlanda — il giorno di San Patrizio (PERSICO)

Croazia — il palazzo di Diocleziano a Spalato (SANTI)

Georgia — Vardzia

Bosnia ed Erzegovina — Medjugore (VETTORI)

Albania — Gjergj Kastriot Skenderbeu

Moldavia — la festa del Martisor

Lituania — la collina delle croci

Armenia — Eisenhower e Magheton

Lettonia — le dainas (PONS)

Kosovo — il monastero di Gracanica

Macedonia — città della pietra di Kuklica

Slovenia — Grotte di San Canziano

Estonia — la dama bianca di Haapsalu (CIALFI)

Cipro — Cipro greca e Cipro turca (FERRERO)

Montenegro — il monastero di Ostrog

Lussemburgo — la Processione danzante di Echternach

Malta — Ordine dei Cavalieri di Malta (INTILI)

Islanda — gli Elfi (PAU)

Andorra — la storia delle origini (BRACCO)

Liechtenstein — il caso Nottebohm

Monaco — la storia delle origini (SIRI)

San Marino — la storia delle origini (LAVIOSA)

Città del Vaticano — le guardie svizzere (RIGO)

Gli argomenti sono così stabiliti. Alcuni, come vedete, sono rimasti liberi. Se qualcuno volesse cambiare la propria ricerca, deve CON ANTICIPO informare il docente e scegliere uno degli argomenti rimasti liberi, cioé SENZA ORATORE.

Scambi di qualunque genere NON sono ammessi. Non si accetteranno recriminazioni del tipo: “In origine avevo scelto un altro argomento”.

Si ricorda che le mini-ricerche vanno presentate oralmente e preferibilmente per CINQUE-SETTE minuti. Solo eccezionalmente sarà consentito di arrivare ai dieci minuti. Si consiglia di provare PRIMA a casa con un bel cronometro.

Io me ne porterò uno.

Buon lavoro.

Published in: on January 28, 2014 at 4:53 pm  Leave a Comment  
Follow

Get every new post delivered to your Inbox.