Compiti delle vacanze della quinta

Qui di seguito troverete i testi per i due testi da produrre per italiano e latino durante le feste.

Buone vacanze studiose!

Prova d’esame 2

Analisi del testo, Gozzano, Totò Merumeni

Di seguito, invece, i testi per il saggio breve/ articolo di giornale di argomento “latino”:

 

La riflessione sul tempo.

 

Seneca, De brevitate vitae 1-2: La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. Né di tale calamità, comune a tutti, come credono, si lamentò solo la folla e il dissennato popolino; questo stato d’animo suscitò le lamentele anche di personaggi famosi. Da qui deriva la famosa esclamazione del più illustre dei medici1, che la vita è breve, l’arte lunga; di qui la contesa, poco decorosa per un saggio, dell’esigente Aristotele con la natura delle cose, perché essa è stata tanto benevola nei confronti degli animali, che possono vivere cinque o dieci generazioni, ed invece ha concesso un tempo tanto più breve all’uomo, nato a tante e così grandi cose. Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla. Perché ci lamentiamo della natura delle cose? Essa si è comportata in maniera benevola: la vita è lunga, se sai farne uso.

 

Seneca, Epistulae morales ad Lucilium VII 101, 8-10: Non rinviamo niente al futuro. Regoliamo i nostri conti con la vita giorno per giorno. Il difetto principale della vita è che essa ha sempre qualcosa d’incompiuto e che se ne rinvia una parte a un’altra volta. Chi ogni giorno ha saputo dare l’ultima mano alla sua vita non ha bisogno del tempo. Ora, da questo bisogno nasce, con la paura del domani, anche quella cupidigia del domani che rode l’anima. È una situazione veramente miserevole quella di chi si domanda, ad ogni avvenimento, come andrà a finire; con l’anima agitata da un continuo terrore, pensa sempre quanto tempo vivrà ancora e quale sarà il resto della sua esistenza. Quale mezzo abbiamo per sfuggire a questa inquietudine? Uno solo: non permettere che la vita si protenda verso l’avvenire, ma ricondurla al presente. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente. Invece, quando ho fatto tutto il mio dovere, quando ho ben chiaro in mente che fra un giorno e un secondo non c’è differenza alcuna, posso con animo distaccato e sorridente contemplare tutto il succedersi dei giorni e degli avvenimenti futuri. Perché infatti dovresti tubarti dei casi sempre diversi e imprevisti della vita, se saprai rimanere fermo di fronte all’instabilità degli eventi? Affrettati perciò a vivere, caro Lucilio, e considera ogni giorno come una vita intera.

 

Seneca, De brevitate vitae 15, 5: Dunque la vita del sapiente s’estende per lungo tratto, non la blocca lo stesso limite che blocca gli altri uomini: solo lui è sciolto dai vincoli del genere umano, tutti i secoli s’inchinano a lui come a un dio. È passato del tempo: il sapiente lo riprende col ricordo; incalza il presente: egli ne fa uso; si tratta del tempo futuro: il sapiente lo pregusta. A lui rende lunga la vita il concentrare tutti i tempi in un solo blocco.

 

Agostino, Confessiones XI 20, 26: Né futuro né passato esistono, e solo impropriamente si dice che i tempi sono tre, passato presente e futuro, ma più corretto sarebbe forse dire che i tempi sono tre in questo senso: presente di ciò che è passato, presente di ciò che è presente, e presente di ciò che è futuro. Sì, questi tre sono in un certo senso nell’anima e non vedo come possano essere altrove: è presente di ciò che è passato la memoria, di ciò che è presente la percezione e di ciò che è futuro l’aspettativa.

 

H. Bergson, Materia e memoria, in Opere 1889-1896, Milano 1986, pp. 303-305: Questo preteso tempo omogeneo è un idolo del linguaggio, una finzione di cui possiamo trovare facilmente l’origine. In realtà la durata non ha un unico ritmo, si possono immaginare molti ritmi diversi che misurerebero i gradi di tensione o di rilassamento delle coscienze e fisserebbero i loro rispettivi posti nella serie degli esseri… Mentre la nostra percezione attuale e istantanea effettua questa divisione della materia in oggetti indipendenti, la nostra memoria solidifica in qualità sensibili lo scorrere continuo delle cose. Prolunga il passato nel presente: infatti, la nostra azione disporrà del futuro nella misura esatta in cui la nostra percezione, accresciuta dalla memoria, avrà contatto col passato… Le azioni libere o anche arzialmente indeterminate possono appartenere solo a degli esseri capaci di fissare, a intervalli, il divenire su cui si attua il loro proprio divenire, di solidificarlo in momenti distinti, di condensarne così la materia e assimilandola di elaborarla in movimenti di reazione che passeranno attraverso le maglie della necessità naturale.

 

M. Heidegger, Tempo ed essere, Napoli 1987, pp. 113 e 119: Quando dobbiamo caratterizzare il tempo a partire dal presente, intendiamo il presente come l’ora in relazione al non-più-ora del passato e al non-ancora-ora del futuro… Passato e futuro sono qualcosa di non essente, certo non qualcosa di nullo, ma qualcosa che è presente, cui però manca qualcosa, e questo mancare è idicato tramite il “non più” e il “non ancora”. Visto così, il tempo appare come la successione degli ora, dei quali ognuno, appena nominato, già svanisce nell'”or ora” e a cui già subito succede il nuovo “ora”… E’ a questo tempo, conosciuto come “l’uno dopo l’altro” nella successione degli ora, che si pensa quando si misura e si calcola il tempo… Il tempo autentico, però, si palesa come tridimensionale. Dimensione non viene qui pensata come l’ambito di una possibile misurazione, ma come il tendersi-e-il-distendersi-da-un-capo-all’altro, come l’arrecare che si dispiega nella radura dell’Aperto.

Published in: on December 15, 2010 at 11:13 pm  Leave a Comment  

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