Testi danteschi (terza parte)

“Convivio” 2, 1.

… le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi. L’uno si chiama litterale, e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie, sì come sono le favole de li poeti.

1. Cosa sono le “favole” dei poeti? Pensa al corrispondente termine latino.

L’altro si chiama allegorico, e questo è quello che si nasconde sotto ’l manto di queste favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna: sì come quando dice Ovidio che Orfeo facea con la cetera mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sè muovere; che vuol dire che lo savio uomo con lo strumento de la sua voce fa[r]ia mansuescere e umiliare li crudeli cuori, e fa[r]ia muovere a la sua volontade coloro che non hanno vita di scienza e d’arte: e coloro che non hanno vita ragionevole alcuna sono quasi come pietre… Veramente li teologi questo senso prendono altrimenti che li poeti; ma però che mia intenzione è qui lo modo de li poeti seguitare, prendo lo senso allegorico secondo che per li poeti è usato.

2. Dante fa riferimento al mito ovidiano del poeta Orfeo, che attira a sé animali, piante e minerali col suono della cetra. Spiega in che senso si tratta di una “menzogna” e quale sia la “veritade” nascosta in essa.

3. Dante accenna alla distinzione tra l’allegoria poetica e l’allegoria teologica. Tenendo conto della tua precedente risposta, qual è la differenza?

Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti: sì come appostare si può ne lo Evangelio, quando Cristo salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li tre; in che moralmente si può intendere che a le secretissime cose noi dovemo avere poca compagnia.

4. Dante fa riferimento all’episodio biblico della Trasfigurazione di Cristo. Vi partecipano solo tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni. Cosa rappresentano simbolicamente? Perché Gesù compie l’ascesa al monte solo con loro tre?

Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l’etternal gloria sì, come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l’uscita del popolo d’Israel d’Egitto, Giudea è fatta santa e libera. Chè avvegna essere vera secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s’intende, cioè che ne l’uscita de l’anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate.

5. Dante fa riferimento ad uno dei salmi di David (“In exitu Israel de Aegypto”), che racconta come gli Ebrei, guidati da Mosè, fuggirono dall’Egitto dov’erano schiavi per raggiungere la Palestina. Qual è il senso anagogico di questa vicenda?

6. Spiega l’espressione “agnello di Dio” sulla base dei quattro sensi enucleati da Dante.

 

“De vulgari eloquentia” 1, 17-19 (traduzione dal latino).

Bisogna spiegare perché indichiamo il volgare italiano accostandovi i termini illustre, cardinale, aulico e curiale…  Ciò che chiamiamo illustre è qualcosa che illumina e che, illuminata, risplende: chiamiamo gli uomini illustri o perché, illuminati dal potere, illuminano gli altri con la giustizia e la carità, o perché eccellentemente istruiti, eccellentemente istruiscono. E il volgare sia elevato da un potere e da un magistero che solleva all’onore e alla gloria. Esso è stato esaltato dai poeti stilnovisti, poiché di tanti rozzi vocaboli dei Latini, di tante perplesse costruzioni, di tante incerte declinazioni lo vediamo innalzato, così eccellente, così chiaro, così perfetto, come Cino da Pistoia e il suo amico (Dante) mostrano nelle loro canzoni. È evidente che esso sia esaltato dal potere. E cosa ha più potere di ciò che può mutare gli animi? È chiaro che esso sia sublimato dall’onore. Forse i suoi intimi non superano in fama qualsiasi re, marchese, conte e magnate? Quanto renda gloriosi coloro che lo praticano io lo so, che per questa gloria ignoro l’esilio.

E con ragione onoro il volgare illustre, sì da chiamarlo cardinale. Infatti, come l’intera porta segue il cardine, cosicché si gira dove si gira il cardine…, così anche l’insieme dei comuni si volge come il gregge dei dialetti, si muove e si ferma… (Il volgare illustre) non estirpa forse quotidianamente i frutti spinosi dalla foresta italica? Non innesta forse marze o non pianta forse pianticelle?…
Lo definiamo aulico perché, se noi Italiani avessimo una reggia, esso sarebbe lingua di palazzo. Infatti, se la reggia è la casa comune del regno…, qualsiasi cosa comune è bene che abiti in essa… Ecco perché coloro che frequentano tutte le regge parlano il volgare illustre; ed ecco perché il volgare illustre se ne va pellegrino come uno straniero ed è ospitato in umili asili, poiché non abbiamo una reggia.

Deve essere definito curiale, poiché la curialità è una norma ponderata delle cose che devono essere fatte (1); e poiché una bilancia tale suole trovarsi solo nelle curie migliori, tutto ciò che è ben ponderato è curiale… Ma dire che è stato pesato nella curia più eccelsa degli Italiani sembra una burla, poiché manchiamo di una curia. Ma… sebbene in Italia non vi sia una curia, come quella del re di Germania, ci sono le sue membra; e come le membra della curia tedesca sono unite sotto un solo Principe, così le membra dell’Italia sono unite dalla luce della ragione. Perciò gli Italiani non mancano di una curia, anche se manchiamo di un Principe…

(1) i comportamenti in una corte sono stabiliti da norme equilibrate e razionali. Se tutto ciò che è equilibrato e razionale è curiale, allora anche il volgare illustre dev’essere curiale.

 

“De monarchia” 3, 15, 7-15 (traduzione dal latino).

L’ineffabile Provvidenza ha posto davanti all’uomo, come mete da raggiungere, due fini: la felicità di questa vita che consiste nella esplicazione delle sue capacità ed è raffigurata nel paradiso terrestre; e la felicità della vita eterna la quale consiste nel godimento della visione di Dio (alla quale l’uomo non può elevarsi senza il soccorso della luce divina) ed è raffigurata nel paradiso celeste. A queste felicità bisogna giungere con mezzi diversi.

Arriviamo alla prima tramite gli insegnamenti della filosofia, se li seguiamo operando secondo le virtù morali e intellettuali; arriviamo invece alla seconda tramite gli ammaestramenti dello Spirito Santo, se li seguiamo operando secondo le virtù teologiche, fede, speranza e carità. Queste mete e i mezzi per raggiungerle ci sono state additate rispettivamente dalla ragione umana che i filosofi ci hanno reso tutta chiara e dallo Spirito Santo il quale, grazie ai profeti e agli scrittori sacri, per mezzo di Gesù Cristo e dei suoi discepoli, ci ha rivelato la verità sovrannaturale.

Tuttavia la cupidigia umana farebbe dimenticare mete e mezzi, se gli uomini non fossero tenuti a freno nel loro cammino. Perciò fu necessario dare all’uomo due guide: il sommo pontefice che, seguendo le verità rivelate, guidasse il genere umano alla vita eterna, e l’imperatore che, seguendo gli ammaestramenti della filosofia, lo indirizzasse alla felicità temporale.

Siccome alla felicità terrena nessuno o pochi potrebbero giungere, se il genere umano non trovasse libertà e pace, questo è lo scopo del tutore del mondo che si chiama principe Romano (cioé dell’imperatore): far sì che in questa aiuola mortale si viva in pace e libertà.

Siccome la disposizione di questo mondo è in diretto rapporto con quella dei cieli, è necessario che il tutore del mondo (cioé l’imperatore) sia stabilito da chi ha la visione diretta e immediata dei cieli: ma questi può essere solo Colui che l’ha preordinata per coordinare tutto secondo i suoi piani… Solo Dio elegge, solo Dio conferma perché non ha nessuno sopra di sé. Dunque il titolo di elettore non appartiene a chi lo ha oggi né a chi lo ha avuto in passato: essi sono solo i rivelatori della volontà di Dio. La discordia talvolta li divide, perché essi, ottenebrati dalla nebbia della cupidigia, non riescono a individuare la scelta che Dio ha fatto. Il monarca temporale, dunque, riceve senza intermediario la sua autorità dalla Fonte di ogni autorità.

 

Published in: on October 5, 2014 at 9:50 am  Leave a Comment  

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