Saggio breve su Dante

Argomento: l’esperienza dell’esilio nell’opera dantesca.

 

Documento 1: E io, che ascolto nel parlar divino/ consolarsi e dolersi/ così alti dispersi,/ l’essilio che m’è dato, onor mi tegno:/ ché, se giudizio o forza di destino/ vuol pur che il mondo versi/ i bianchi fiori in persi,/ cader co’ buoni è pur di lode degno./ E se non che de gli occhi miei ’l bel segno/ per lontananza m’è tolto dal viso,/ che m’àve in foco miso,/ lieve mi conterei ciò che m’è grave. (dal “Convivio”, la poesia “Tre donne intorno al cor mi son venute”, vv. 73-90).

Documento 2: Tu lascerai ogne cosa diletta/ più caramente; e questo è quello strale / che l’arco de lo essilio pria saetta. / Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale./ E quel che più ti graverà le spalle, / sarà la compagnia malvagia e scempia / con la qual tu cadrai in questa valle. (dal XVII canto del “Paradiso”; parla un progenitore di Dante, Cacciaguida, che gli preannuncia il dolore dell’esilio).

Documento 3: Poi che fu piacere de li cittadini di … Fiorenza, di gittarmi fuori del suo dolce seno – nel quale nato e nutrito fui in fino al colmo de la vita mia, e nel quale, con buona pace di quella, desidero con tutto lo cuore di riposare l’animo stancato e terminare lo tempo che m’è dato –, per le parti quasi tutte a le quali questa lingua (il volgare) si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato, mostrando contra mia voglia la piaga de la fortuna, che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata. Veramente io sono stato legno sanza vela e sanza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal vento secco che vapora la dolorosa povertade. (dal “Convivio” 1, 3).

Documento 4: Ecco dunque quello che… mi è stato reso noto riguardo al decreto or ora promulgato a Firenze sull’assoluzione dei banditi: che se io volessi pagare una certa somma di danaro e volessi sottopormi all’onta della pubblica oblazione, potrei essere assolto e ritornare immediatamente. E in questo… vi sono due proposte degne di riso… È questa, dunque, la graziosa revoca con la quale viene richiamato in patria Dante Alighieri, dopo aver sofferto un esilio di quasi tre lustri? Questo ha meritato la sua innocenza, manifesta a chiunque? Questo i sudori e le fatiche continue da lui spese nello studio? … Lungi da un uomo che si professa banditore di giustizia che, avendo subito ingiustizia, a quelli che gliel’hanno inferta, come a gente che abbia ben meritato, paghi il suo danaro! … Non potrò forse da ogni luogo guardare le sfere luminose del sole e delle stelle? Non potrò forse dovunque, sotto il cielo, contemplare dolcissime verità, senza rendermi, prima, privo di gloria, anzi, abietto al popolo e alla città di Firenze? Certo il pane non mi mancherà. (dall'”Epistola ad un fiorentino”).

 

Published in: on October 9, 2014 at 7:11 pm  Leave a Comment  

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